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Nel panorama dei sintetizzatori accessibili, Behringer ci ha abituato a riproduzioni di classici del passato. Con il GRIND, però, la filosofia cambia. Sfruttando la natura open-source del progetto originale di Mutable Instruments (una scelta che ha permesso anche ad altri marchi come Arturia di integrare questi algoritmi nei loro MicroFreak e MiniFreak), Behringer porta per la prima volta la potenza di un "macro-oscillatore" digitale nel mondo dei synth desktop semi-modulari.
Il risultato è uno strumento ibrido che unisce un cervello digitale incredibilmente versatile a un percorso del segnale analogico, con un filtro classico e ampie possibilità di patching. Non è solo un sintetizzatore, ma un vero e proprio laboratorio sonoro che invita alla sperimentazione. Andiamo a scoprire cosa lo rende così speciale.
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Esploriamo il pannello di controllo del GRIND, un layout che unisce elementi classici della sintesi sottrattiva a funzioni innovative di ispirazione "West Coast". Dal celebre filtro ladder 24dB all'inviluppo ADS, fino alla versatile sezione VCA che include l’affascinante modalità Low Pass Gate (LPG).
Se hai familiarità con il Behringer CRAVE, ti sentirai subito a casa. Il pannello del GRIND condivide gran parte della sua architettura, ma con alcune differenze rilevanti:
Nella sezione VCA e nel Low Pass Gate (LPG) troviamo una delle novità più interessanti. Infatti, il VCA (l'amplificatore che controlla il volume finale) ha tre modalità:

Il vero protagonista e la ragion d'essere del GRIND è il suo oscillatore digitale, basato sul Mutable Instruments Plaits. Con 24 algoritmi sonori che spaziano dalla sintesi FM alla modellazione fisica e vocale, questo "macro-oscillatore" è un incredibile camaleonte sonoro, capace di produrre una varietà di timbri quasi infinita. Ogni algoritmo è un mondo a sé, capace di generare suoni completamente differenti:
La bellezza di questo sistema sta nella sua interazione con i controlli principali: Timbre, Harmonics e Morph. Queste tre manopole cambiano completamente funzione a seconda dell'algoritmo selezionato, permettendoti di plasmare il suono in modi unici e spesso imprevedibili. Il GRIND non è solo un synth, ma decine di synth diversi in un'unica, compatta scatola.

La vera anima del GRIND si scatena quando si iniziano a usare i cavetti patch. La matrice di modulazione permette di rompere i collegamenti interni pre-impostati e di creare connessioni personalizzate, sbloccando il potenziale creativo del sintetizzatore. Ecco alcuni esempi pratici:

Il sequencer integrato è uno degli elementi che rende il GRIND uno strumento così divertente e immediato. Nonostante la sua semplicità, offre tutto il necessario per creare sequenze complesse e musicali.
Il funzionamento è intuitivo: attivando la modalità "Record", puoi inserire le note step by step usando la piccola tastiera a bottoni. Oltre alle note, puoi programmare pause (rest) per creare ritmi più ariosi e, tenendo premuto uno step, puoi attivare la funzione ratchet, che ripete la nota più volte all'interno di quello step, generando rullate e fill ritmici tipici della musica elettronica.
Questo sequencer, unito alla possibilità di modulare i parametri sonori a ogni step (il cosiddetto "parameter lock", anche se qui è gestito via CV), trasforma il GRIND in una groovebox autonoma, capace di generare intere tracce senza l'ausilio di un computer o di altri sequencer.

Con una versatilità sonora quasi infinita, un carattere unico dato dall'unione di digitale e analogico, e un prezzo incredibilmente aggressivo, il Behringer GRIND si afferma come uno dei sintetizzatori più interessanti e divertenti sul mercato.
I suoi punti di forza sono innegabili: versatilità sonora estrema, carattere ibrido, potenziale semi-modulare e ottimo rapporto qualità/prezzo. Se cerchi uno strumento che ti ispiri, che ti spinga a sperimentare e che sia capace di sorprenderti a ogni sessione, il Behringer GRIND è una scelta quasi obbligata.
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