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Con un curriculum che spazia dai Nirvana ai Foo Fighters, passando per i Queens of the Stone Age, Grohl ha lasciato un'impronta indelebile nella storia del rock. Ma è un vero fenomeno o la sua fama è "fuffa"?
Molti lo acclamano come un genio, capace di creare parti di batteria iconiche e funzionali. Altri lo liquidano come un batterista tecnicamente semplice, che non merita particolari elogi. In questa guida, analizzeremo a fondo il suo stile, scomponendo alcuni dei suoi groove e fill più celebri per rispondere alla domanda definitiva: la sua musica funziona?
Preparati a scoprire i segreti dietro la potenza e la musicalità di Dave Grohl, perché il suo approccio, basato su una domanda fondamentale – "Funziona?" – potrebbe cambiare il tuo modo di vedere la batteria.
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Per catturare l'essenza del sound potente e rock di Dave Grohl, la scelta della strumentazione è fondamentale. In questo tutorial, è stato utilizzato un setup specifico, pensato per emulare quell'energia grezza e quell'impatto sonoro che caratterizzano il suo stile.
La base del suono è costruita su un set di piatti Paiste 2002, una serie leggendaria nel mondo del rock. La configurazione scelta è aggressiva e di grande impatto, perfetta per "menare" come si deve:
Il cuore pulsante del kit è un rullante Yamaha in ottone da 13" x 6.5". Una scelta atipica rispetto al classico 14", il 13" offre un suono più secco, acuto e con un attacco rapido, ideale per far "uscire" ogni colpo dal mix. In questo caso, è stato accordato lasciando volutamente alcune armoniche, per replicare quel suono autentico tipico di Grohl, che non si è mai preoccupato della perfezione sonora, ma dell'attitudine.

Il brano che ha definito una generazione, "Smells Like Teen Spirit" dei Nirvana, è l'esempio perfetto di come Dave Grohl possa trasformare un'idea semplice in qualcosa di iconico e indimenticabile. L'analisi parte dal fill di batteria che apre il pezzo, un vero e proprio marchio di fabbrica.
Come inizia la batteria in questo brano? Con un fill che, ritmicamente, è basato su sedicesimi, una figura semplicissima: mano-cassa-mano-cassa. La genialità sta nell'orchestrazione: invece di suonare solo sul rullante, Grohl alterna i colpi delle mani tra rullante e hi-hat. Questo crea una dinamica sonora incredibile: il colpo secco del rullante si fonde con il suono più lungo e "collante" del charleston, il tutto spinto dalla potenza della cassa. È una soluzione semplice, ma super funzionale e potente.
Subito dopo, entra il groove principale, quello del ritornello. Anche qui, la semplicità regna sovrana. È un ritmo basilare, uno dei primi che si imparano, senza le "ghost notes" che un batterista più "tecnico" inserirebbe. Grohl se ne frega: la sua unica preoccupazione è l'impatto.
Quel rullante suonato forte e chiaro, senza abbellimenti, è esattamente ciò che serve alla canzone per esplodere. È la dimostrazione che non serve essere complessi per essere efficaci. La domanda è sempre la stessa: funziona? Assolutamente sì.

Con i Queens of the Stone Age, Grohl ha continuato a seguire la sua filosofia di semplicità e funzionalità, e "No One Knows" ne è la prova lampante. Questo brano ci mostra due facce del suo stile: la capacità di creare un groove memorabile con pochissimi elementi e una tecnica insospettabile.
Il groove iniziale è di una semplicità disarmante: cassa e rullante suonati in quarti, nemmeno in ottavi. È un ritmo che si potrebbe imparare alla seconda lezione di batteria. Cosa lo rende speciale e riconoscibile all'istante? L'apertura di hi-hat sull'ultimo quarto. Quel singolo colpo aperto trasforma un groove banale in qualcosa di unico e pieno di "vibe". È un dettaglio geniale che dimostra come la creatività non risieda nella complessità, ma nelle scelte giuste al momento giusto.
Ma questo brano nasconde anche una sorpresa per chi considera Grohl un batterista tecnicamente limitato. Durante la sezione degli stacchi strumentali, esegue un fill che è tutto tranne che semplice. Si tratta di una figura basata su un raddoppio seguito da due colpi singoli, orchestrata tra tom e timpano a una velocità notevole.
Questo passaggio è tecnicamente molto difficile e richiede un grande controllo. Dimostra che, quando la musica lo richiede, Grohl ha le capacità tecniche per eseguire passaggi complessi, anche se la sua priorità rimane sempre la canzone.

"Everlong" dei Foo Fighters è un capolavoro di dinamica e costruzione della tensione, e la batteria di Grohl (che ha registrato lui stesso in studio) è la spina dorsale di questo brano iconico.
Il brano inizia in modo relativamente tranquillo, ma la batteria entra subito con una figura incalzante: sedicesimi costanti e monodinamici sul ride, con la cassa che martella in quarti. Suonare questi sedicesimi in modo così costante e potente per tutta la durata del brano è fisicamente e mentalmente impegnativo, e crea un muro sonoro inarrestabile che spinge la canzone in avanti.
La cosa interessante, è che ascoltando attentamente la registrazione originale, si nota che i colpi di cassa e rullante non sono perfettamente allineati. Spesso suonano come un leggero "flam". Un purista della tecnica storcerebbe il naso, ma qui torniamo al punto iniziale: funziona? Sì, alla grande.
Quella piccola "imperfezione" non toglie nulla alla potenza del groove; anzi, forse contribuisce a renderlo più umano e potente. È una lezione fondamentale: il "groove" e l'intenzione vincono sulla perfezione meccanica. L'obiettivo non è essere perfetti, ma fare musica che emozioni.

Dopo aver analizzato questi tre brani iconici, la risposta alla domanda iniziale appare chiara. Dave Grohl non è "fuffa", è un fenomeno. La sua grandezza non risiede nell'esibizione di una tecnica virtuosistica fine a se stessa, ma nella sua straordinaria musicalità.
È un artista che pensa prima alla canzone, al suo impatto e alla sua energia. Le sue scelte, anche le più semplici, sono sempre al servizio della musica. Ha creato alcuni dei fill e dei groove più riconoscibili della storia del rock con una manciata di note, dimostrando che la creatività e la funzionalità sono più importanti della complessità.
Grohl è un musicista a 360 gradi che ha dimostrato di saper fare la cosa giusta al momento giusto, che si tratti di un semplice groove in quarti o di un fill tecnicamente impegnativo. E questo, nel mondo della musica, è ciò che definisce un vero artista.
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